Il piacere di mandare a rotoli il mondo

Tutti coloro che pensano che il dubbio sia la fonte prima di ogni riflessione, consapevoli o meno del loro voler ricostruire la realtà, coloro che si accodano per essere nei posti in vista, quelli che seguono le posizioni più “IN”:

tutti questi non sanno che fare del mondo, com’è fatto il mondo, da dove veniamo e dove andiamo, ma nel frattempo si occupano di perpetuare se stessi nelle migliori posizioni possibili.

C’era una casa comune: il mondo. Tutto veniva considerato venire a noi da qualcosa di più grande: anche i migliori scienziati, riconoscevano nell’universo, un’impronta intelligente che regge le cose.

Eppure ci sono intellettuali, o presunti tali che non hanno la sfortuna di coloro che ambiscono una gioia piena che viene da qualcun Altro: essi guardano le forme geometriche di qualche cattedrale, di imponenti edifici costruiti dall’uomo nel tempo e ne traggono la bastante felicità ad uso della vista degli astanti.

Se la felicità ha un’origine, se il fine della vita è ancora quell’origine, o questa è di una generosità e gratuità incommensurabili o quanto viene fatto sembrare soddisfacente da taluni, altro non è che uno specchio per le allodole.

Se il mondo ci sembra distante e noi soli nell’universo, vittime della tristezza, della vacuità delle cose, della caducità, non è perché il mondo non ha nulla da dirci, o perché è distante, o perché non ha senso aspettarsi un dialogo. Una persona che ama deve aspettarsi l’amore nella libertà ma deve anch’essa sapersi fare amare. Un amore che non sa farsi amare forse non può essere chiamato amore. Qual’è la soglia giusta affinché si possa considerare entrambe le posizioni? Non essendo bello a questo punto tirare in gioco la matematica, si deve convenire che colui che ama per primo, faccia tutto quel che può affinché possa amare per poi essere riamato.

Se il mondo, considerato come volto della verità, ci sembra distante e noi nomadi della vita, orfani di felicità, è perché non ci siamo ancora ammalati d’amore, ancora non abbiamo subito la follia dell’amore.

Non esiste un’età ideale, una cultura giusta, una posizione sociale ottimale e non per visione relativistica ma perché la ragione di tutte le cose, la ragione del fatto che oggi sono quel che sono, domani, un giorno, un uomo diverso, essa sarà sempre quel sole che sorge sempre per ognuno. Per ogni momento della vita, per ogni tipo di persona, per ogni razza, per ogni uomo ci sono le stesse opportunità, sempre. Come dice qualcuno, insieme al problema ci viene data, disponibile ad essere cercata, la soluzione. Fingere che i problemi non esistano, che la verità non esiste ed ognuno ha la sua, che la morte non esiste, che l’estetica sia la cosa più importante, che la povertà vale solo come spot culturale, che tutto ciò che ci disturba può essere ignorato, messo a tacere.

La cosa migliore che possa accaderci, e che dovremmo sperare ci accada, è quella di incontrare Gesù: cammini un giorno per strada, verso la spiaggia che si apre dietro quella lunga siepe e ad un tratto ti coglie un pensiero: la vista di quel mare che si apre, ti gonfia il cuore e il tuo desiderio di qualcosa che duri, ti sembra non sia solo un miraggio. Un piccolo calore nel cuore, come se il tempo non fosse passato, come se quel bambino è ancor dentro di te e la sua fame di cose buone non sia passata. Dove andare? Che fare?

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» e lo condusse da Gesù.”

(Gv. 1, 35 – 42)

Remo Rosati,

per “L’Oasi di Engaddi

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...