Scenari concreti di vita e di morte

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Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 15,12-20.


Fratelli, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti?
Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato!
Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.
Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono.
Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto;
ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati.
E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti.
Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.
Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Ci sono tre modi per affrontare la vita, tutti non indolori, ma di diverso effetto: solo uno promette gioia, alla fine.

Si può aver fede, contraria allo stato delle cose ed avversa verso Dio, cosa questa non pianificabile intellettualmente, se non per sviamento di coloro che ne sono fautori: i nemici citati da San Paolo che non sono di questo mondo.

Si può poi scegliere il metodo che va da Lucignolo fino a Giuda, mantenendosi nella saggezza del dubbio, nutrendosi di tanti ragionamenti che nascondono narcisismo, presunzione ed egoismo: tutti atteggiamenti di una personalità viziata e immatura.

Certo, a ragionamenti si riuscirebbe a giustificare tutto.

Il terzo atteggiamento, difficile dal punto di vista della razionalità, improntato sulla fede, è quello di sforzarsi di considerare la realtà nella sua totalità e vivere immerso nella storia sacra della vita: nata da un Dio che dà senso a tutto ciò che da Lui viene.

Certo non è semplice e automatico credere, però, se si riesce a cogliere un po’ di pazienza nel vivere, si può almeno scoprire la bellezza dei rapporti umani e della condivisione delle esperienze, improntati all’aiuto reciproco e nel sentir risuonar dentro, la dolcezza della percezione di aver fatto del bene.

Gesù ci ha detto: Sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” ( Matteo 28,20b).

Si tratta quindi, di essere consapevole della Sua presenza, di come Egli tenga fede alla Sua promessa, di seguire la nostra vita, passo per passo, giorno per giorno, fino a portarci nella nuova vita. Non so fino a che punto sia dipendente dal nostro volere avere questa percezione, in modo reale, riuscire a viverla nel quotidiano. Certamente però se lo desideriamo veramente, il Cielo verrà in nostro soccorso, essendo esso parte di questa nostra esistenza, e non un pensiero che noi riscopriamo quando abbiamo bisogno di riequilibrarci rispetto ad una realtà mondana che sfugge sempre ad ogni nostra aspirazione concreta.

E’ scritto, ce lo ripete spesso la Chiesa:

“Gesù è nella Chiesa, nella Sua Parola viva, nel prossimo, soprattutto negli ultimi.”

Da quanto sapremo vivere in questa speranza, che diviene certezza nel cuore aperto a Dio, dipende il tipo di vita a cui andremo incontro: una vita fatta di scoperta, che supera gli ostacoli in quanto tali, o un’esistenza fatta di ansiose emozioni, vittima della reattività fine a se stessa.

 

Remo Rosati

“Dialoghi nell’Oasi”

per L’Oasi di Engaddi

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