Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere

Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. (Ludwig Wittgenstein)

Partire da questa massima è già un buon inizio rispetto a quanto avviene attorno a noi: a livello politico, culturale, etico e religioso. Il primo pensiero che emerge a questo punto, avendo assimilato il concetto contenuto nella frase, è che prima di fare affermazioni, soprattutto su temi importanti, è necessario avere sufficienti e valide informazioni. Valide informazioni… Eh! Appunto! E chi ci garantisce la validità delle informazioni? Forse quanti click ha avuto sui social? O magari se date da personaggi culturalmente apprezzati?

Spesso si vuol dire la propria, su tutto, soprattutto non tenendo presente che stiamo parlando a degli uomini e che anche noi come loro siamo fallaci e bisognosi di completezza.

A meno che, e qui si aprono due possibilità, intendiamo aprirci alla condivisione, al bene del prossimo, o preferiamo cedere alla chiusura in noi stessi, e nutrire l’ego che altro non porta se non cose temporanee e destinate a finire.

Gesù dice nel Vangelo: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.” (Mt 6,19-23)

Si può voler parlare per fare del bene, oppure per ottenere un risultato di nostro interesse, per fini al fine egoistici. Facciamo un esempio parlando di politica: non importerebbe molto quanti e quali partiti ci siano in Parlamento, e quindi quali idee portanti abbiano, se il fine comune è quello del benessere nazionale. Se le cose non van bene, vuol dire che questa armonia non c’è e coloro che si reputano migliori, contrappongono idee di scontro, che altro non fanno che creare steccati, fazioni e relazioni controverse. Così avviene in ambito sociale, etico ed anche religioso, campo quest’ultimo che, considerando realmente la vita nel suo complesso, tratta di questioni che coinvolgono l’uomo nella sua interezza. Anche in questo campo, se il bene umano, universale, di tutta la creazione è il fine primo del nostro vivere e del nostro rapporto con Dio, quale nostro Padre e Creatore, allora non sarebbe così fondamentale munirsi di trattati, dizionari, codici e cavilli vari. L’uomo, quando vuole assolutizzare le proprie verità, decide sempre di fare guerra a coloro che seguono altre strade.

Dio ci parla di correzione fraterna e noi invece puntiamo subito il dito, pensando di essere tra quelli che parlano per il prossimo: in realtà senza rendercene conto stiamo agendo solo per motivazioni personali, e dobbiamo essere onesti da riconoscerlo.

Gesù scriveva col dito nella sabbia, poi rispondendo ai farisei disse: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” (Gv 8,7).

 

Remo Rosati

per L’Oasi di Engaddi

 

http://www.oasidiengaddi.it/su-cio-di-cui-non-si-puo-parlare-si-deve-tacere/

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One thought on “Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere

  1. Dobbiamo forse dar ragione a Umberto Eco quando asseriva che i socials han dato voce, in pratica a chiunque abbia fiato. Se da un punto di vista democratico ciò è positivo, dall’altro ognuno dovrebbe imparare anche il rispetto delle opinioni altrui e di parlare “a proposito”: di chi parla per convenienza pecuniaria o per vanità personale già ce n’è in abbondanza.
    C’è quell’adagio che invita a tacere… c’è sempre la possibilità di passare per riflessivi.

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