La perfezione

I versi dei mistici ci parlano delle perfezioni di Dio, dell’armonia celeste, dell’ordine universale, pur nel perenne movimento.

Ci è difficile, stando nella nostra fragile materialità, almeno così noi la vediamo e percepiamo, immaginare qualcosa di ordinato, armonico e nella quiete. Nella mia esperienza lavorativa, mi son trovato in diverse circostanze che facevano intravedere una fragile precarietà delle situazioni.

Quegli impianti tutti smontati, sviscerati nelle loro funzionalità, resi inerti, irriconoscibili: chiunque li avesse visti così, per la prima volta, avrebbe faticato molto ad immaginare com’erano normalmente. Tant’è che nei giorni del loro riposo temporaneo, mi chiedevo se mai fossero ripartiti.

I falsi contatti, cioè contatti non ottimali, pregiudicati dall’ossidazione o da altre impurità, fili staccati, tranciati, bruciati da qualche cortocircuito o cause esterne. Sensori guasti, sporchi, fuori posizione. Tante e tante possibili cause, che facevano pensare e comprendere come avesse del miracoloso, in fondo, vedere un impianto funzionare.

Senti poi magnificare da più parti la meraviglia del corpo umano, ed in effetti la scienza non sa poi molto di questo capolavoro, se non le cose più evidenti, quasi a portata di mano: come i popoli della giungla che chiamano uccelli tonanti gli aerei nel cielo.

Quindi il corpo umano ha una sua complessità che sfugge al controllo umano, ed anche qui è un miracolo vederlo svolgere le proprie funzioni: immagazzinare le energie, liberarsi delle scorie, cicatrizzare, portare alimento alle parti che lo compongono, e così via.

Per noi, che viviamo in questa continua precarietà, ci vien difficile immaginare la perfezione delle cose celesti, l’eternità, quello che sarà, o meglio è, il nostro esistere nel modo che è stato preordinato per noi.

Già ora, pur immersi nel tempo, viviamo, e continueremo ciò che è iniziato, per sempre.

Immaginare ciò che Faust desiderava “Mostrami il frutto sfatto prima di essere colto, e alberi che ogni giorno rinverdiscano! ” ci è estremamente difficile, solo la Grazia ci permetterebbe di concepire tutto ciò.

Quando non stiamo bene, pregni della nostra inconsistenza, dimenticandoci delle promesse dei momenti buoni, sentiamo prossima la nostra fine.

E quante volte moriamo, dovremmo farlo una sola volta, ma forti della nostra incertezza, ogni volta sentiamo il peso della nostra condizione di passaggio e ci facciamo coinvolgere in pensieri che non danno nulla di costruttivo alla nostra vita, e solo se inquadrati in un percorso di “catarsi” possono essere digeriti ed accettati,  in vista di un bene superiore.

In questo nostro mondo poi, dove solo ciò che è bello, ricco, soddisfacente le nostre mire ha valore, chi non si sente in questi parametri, va un po’ alla deriva fisicamente e soprattutto psicologicamente.

Persino quelli che oggi si sentono nella parte migliore, cadranno vittima del loro stesso modo di vedere.

Non sappiamo in fondo cos’è una persona, com’è la vera esistenza, com’è il suo rapporto con ciò che lo circonda, come si adeguerà all’essere “ora e per sempre”, ma già pensandolo qui, oggi, serve a vivere meglio il presente, in attesa del futuro che sfocerà nell’eternità.

 

Remo Rosati

 

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